Un po' di me

Storie di non laureati

Non nasco sarta. Né stilista.

Non ho un titolo di studio legato al settore creativo, se non un diploma regionale di decoratrice ceramica ed un liceo classico.

Non nasco imprenditrice, e tutto ciò che ho sempre fatto per 20 anni per lavoro, ho cercato di viverlo con passione e farlo mio.

Poi sono arrivati loro…

Quattro occhi luminosi che mi hanno insegnato che niente è impossibile.

Che i limiti li fissiamo solo noi.

Che non è mai troppo tardi per ricominciare da capo.

Che non è mai troppo tardi per incominciare ad avere coraggio. E speranza.

Sono un animale ibrido. Un insieme di pianoforte e marketing. Di vendita e artigianato. Di canti e libri inadatti alla mia età.

Sono una lotta alla conquista della mia autostima, e della stima di mio padre.

Sono 6 pagine di curriculum, con contratti tutti in regola, cosa decisamente fuori dagli schemi per una città come Bari.

Sono un diploma. Tanti percorsi formativi. Ed una mezza laurea in psicologia.

Sono percorsi di vita tortuosi e complessi.

Sono mamma, prima di ogni cosa.

Non sono perfetta, ho tanto da imparare. In questi 20 anni ho spiato tutti i settori delle aziende con cui ho lavorato. Dalla comunicazione al marketing. Dalla grafica alla progettazione. Dallo stare al pubblico allo stare dietro le quinte.

Ed ho cercato di fare mio tutto questo.

Ma ho qualcosa di innato.

Riconosco i bambini. Li leggo. Li associo dopo un solo sguardo ad una grafica. Ad un modello. Ad una storia magica. So leggere il loro sguardo. E loro sanno leggere il mio.

Non so fare nulla, se non guardare il mondo con i loro occhi e con loro condividerlo.

Il fatto che io abbia imparato a cucire è un caso. Il mio voler lavorare per loro, è storia. E necessità.

È questa la mia laurea. Una laurea fatta di lividi e cicatrici. Con un valore immenso. Che mi porta ad inseguire un sogno: dedicare a loro il mio futuro.

Chissà cosa ne penseresti tu, papà…

3 thoughts on “Storie di non laureati”

    1. Rosa, mi racconto senza filtri. Molti mi danno addosso e dicono che sbaglio. Personalmente ritengo che la storia del mio brand sia la storia stessa della mia vita. E raccontarmi o raccontarla non può che rafforzare il concetto di base.
      Provaci, è liberatorio.

  1. “Ma ho qualcosa di innato” .. che meraviglia riconoscere e raccontare il proprio talento ,senza presunzione né arroganza,ma così ,delicatamente in modo avvolgente.
    Brava!
    Pensando al tuo papà ,immagino ne avrai sentite tante ,un gran “Figo” ,io così lo ricordo ,esilarante ,sopra le righe ,gran professionista .. e di sicuro è orgoglioso della sua e tua Neige. .
    Un titolo che non c ‘è? !
    Ci sono un’anima ed una mente ,una passione e desideri ,un mix perfetto ,che bel mondo hai creato ..

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