#Favoledistoffa

#Favoledistoffa: cos’è e come nasce

Era il 3 febbraio scorso quando mio nipote fece un disegno, complice la noia di un primo pomeriggio. Un disegno come un altro, ma che mi colpi’ moltissimo. Aveva disegnato un Leone, che notoriamente con criniera e codona, ha valenza maschile. Ma lui no, lui l’aveva disegnato come mamma. Come potergli dare torto, d’altrone, lui una mamma leone ce l’ha davvero, e non mi riferisco certamente al segno zodiacale.

“La mia mamma è un leone!” Ho subito pensato ad una storia, ad una favola, non so precisamente perchè. Non ho mai scritto favole per bambini. Nè avevo intenzione di iniziare.

Quella notte dormii poco e niente. Era la notte tra il 3 ed il 4 febbraio. Una dopo l’altra si presentarono davanti a me immagini di ogni tipo. Simone aveva parlato di un suo disagio senza rendersene conto, ed era riuscito a trasformare questo disagio in un punto di forza.

“La mamma leone ce l’ho solo io! E pochi fortunati! Mica tutti. ”

Sono tornata indietro nella mia vita ed ho pensato all’enorme fortuna che ho avuto nella mia infanzia nel fare determinati incontri nel momento giusto: persone per me preziosissime che mi hanno donato il grandissimo privilegio di imparare a dare senso agli eventi drammatici, anche a quelli che apparentemente ci lasciano li’, con il cuore pieno di dolore e le lacrime agli occhi.
Sono cresciuta con questo prezioso insegnamento, con la consapevolezza di dover affrontare questa o quella deviazione di percorso, o variabile, perchè necessaria alla mia vita. Alla mia storia. Al mio “destino”.

Non è un’accettazione passiva, attenzione. Nè ha a che fare nello specifico con il cristianesimo. Si tratta di qualcosa di ancora più sottile: trasformare i problemi in opportunità. In trampolini trasparenti protesi verso l’infinito.

Quella notte ripensai a tutto questo. Ed avrei voluto abbracciare Simone, con il quale tra l’altro ho un rapporto molto poco tattile, e spiegargli tante cose. Ma aveva solo 6 anni.

#Favoledistoffa nasce cosi’. Quella notte.

Mi sono detta “e se la stessa opportunità che è stata data a me l’avessero tutti i bambini?”.
Confrontandomi con gli adulti, in momenti drammatici, ho sempre avuto una grossissima difficoltà a far comprendere questo semplicissimo concetto. Gli adulti hanno troppe sovrastrutture per comprendere qualcosa di cosi’ lineare agli occhi dei bambini. Come poter spiegare ad una donna che ha sofferto che quella sofferenza è li per condurla da qualche altra parte?

Spiegarlo ad un bambino è più semplice. Come è successo a me.

E come spiegarlo ad un bambino? Con una favola. Ma la favola deve parlare di me, deve essere di stoffa. E deve essere terapeutica, quasi calmante, ed immediatamente ho pensato alla pula di farro. Ed alla forma di un cuscino.

Un mese dopo il progetto era chiaro nella mia mente. Il titolo è venuto quasi da sè. Ma cosa raccontare? Come poter cambiare un pezzo di mondo? O almeno un pezzettino piccolo piccolo? Da dove cominciare? I temi sono infiniti. L’abbandono, la separazione, la perdita, la violenza. Da dove cominciare davvero?

Per caso ho conosciuto virtualmente Pamela Fumarola e la sua associazione ASFA Puglia – Associazione a supporto famiglie con autismo. La vita più volte mi aveva fatto sfiorare questa parola, “autismo”. Nei miei studi, negli studi sui neuroni specchio, nelle amicizie. Questa parola si era ripresentata cosi’ tante volte nella mia vita che quando ho conosciuto Pamela, l’ho contattata. Le ho raccontato tutto e le ho detto che il numero zero della collezione #Favoledistoffa avrebbe parlato di autismo. E di diversità.

La diversità. Un concetto a me cosi’ chiaro. Un concetto che ho vissuto e vivo sulla mia pelle ogni giorno. L’unicità di essere una persona “differente” dal gregge.

Nella mia mente psicopatica, avrei dovuto adesso trovare un’ illustratrice, una scrittrice, una giornalista ed un azienda che si sarebbe occupata della stampa dei tessuti. Il tutto senza guadagni. Il tutto per beneficenza. Follia praticamente.

C’è voluto tempo. Ma le cose sono andate da sè. Ed è nato “Il grillo (non) parlante”. Vi lascio alle immagini di cio’ che oggi è stato realizzato ed alle parole della giornalista Alessia De Pascale, mamma di Simone, che ha saputo tradurre tutto questo in voce:

“Ogni bambino ha il suo linguaggio, tempi da rispettare, emozioni ben custodite da ascoltare.

Leggere un libro di stoffa ad un bambino vuol dire prendersi cura dei suoi sogni, coccolare la sua fantasia mentre è posata su un morbido cuscino e accompagnarlo con la musica della voce in un mondo in cui finalmente nessuno è diverso.

Una favola di stoffa è intessuta di sogni e amore, di disegni che accarezzano l’anima e di una trama di parole soffici che scaldano il cuore, per raccontare ai bambini anche le storie più difficili attraverso il linguaggio dell’uguaglianza e del rispetto per l’altro.

Un libro “conforto” per abbracciare idealmente tutte quelle mamme che, ogni giorno, si trovano ad affrontare coraggiosamente paure e difficoltà e a fare i conti con la diversità, in ogni sua forma.

Un libro “strumento” per genitori, nonni, zii e insegnanti che sussurri parole al cuore e soffi emozioni nei silenzi, per far sì che nessuno si senta solo.

Un libro “coccola” per raccontare ad adulti e bambini, attraverso la dolcezza di una favola, che anche la più grande sventura può trasformarsi in un punto di forza e in una opportunità per trovare una nuova strada verso la felicità.

Semplicemente una favola…per imparare a rispettare e accettare ogni diversità.”

Alessia De Pascale

#Favoledistoffa nasce cosi’.

Con anime belle.

Il grillo (non) parlante

Testi di Alessandra Erriquez Giornalista, mamma e blogger. Ha lavorato per le edizioni locali del Corriere della Sera e nel settore dell’arte. È atelierista di scrittura creativa per bambini e cura la comunicazione de ‘La Via dei Colori onlus’ contro i maltrattamenti. È autrice dell’albo “L’amore è a doppio senso” e del libro “Ho scelto le parole”. Crede nel potere della scrittura e delle domande dei bambini. Voci di cameretta

Illustrazioni realizzate con olio di Annika De Tullio Pittrice, scenografa, attrice, si specializza in percorsi per lo sviluppo della creatività infantile all’Accademia di belle arti di Bari con docenti che sapranno lasciarle il segno, uno fra tutti, Franz Falanga, a cui deve l’ispirazione della creazione di un metodo didattico. Subito dopo l’incontro con Alma Tigre e Bepi Petino, comincia la sperimentazione del metodo Kinderbauhaus e ne nasce un libro: Kinderbauhaus-Non sottovalutatemi. Attualmente e’ coordinatrice di Villacolle , una scuola delle arti a portata di bambino. Kinderbauhaus

Introduzione di Alessia De Pascale Giornalista, mamma, scrittrice e donna multitasking in grado di trasformare in testo qualsiasi emozione.

La realizzazione di questo progetto è stata supportata da TheColorSoup, azienda leader nel settore della stampa personalizzata su tessuto, che ha sposato da subito l’iniziativa omaggiando alla causa 10 mt di stoffa.

Il ricavato della vendita di questi 20 libri sarà interamente devoluto all’associazione ASFA Puglia

 

E’ solo il primo di tanti tanti progetti già disegnati nella mia mente. Cambiare il mondo forse no, ma un pezzettino, piccolo piccolo, lo salviamo. L’ho promesso ai miei figli.

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